

La conversazione del 23 luglio ha precisato la finalità: per LUMSA il marketing è servizio, creare impatto nella vita delle persone, sul territorio, nel contesto universitario, fino a far crescere la cultura di tutti. L'occasione che rende tutto concreto è l'apertura del campus di Palermo: i primi spazi previsti già in questa estate, il completamento atteso nel 2028. Questo documento cala l'intera lettura su quel momento.
Eravamo arrivati alla conversazione con due domande:
Quale, esattamente? Quella certificata dalle classifiche (dove già LUMSA è forte) o quella che, da un primissimo sguardo, ci sembra che l'ateneo agisca ogni giorno (l'accompagnamento, l'inclusione, il servizio) ma che finora ha avuto meno spazio nel racconto?
Misurato come posizione raggiunta (il manager di successo) o come distanza percorsa, cioè quanto spazio c'è tra il punto da cui una persona è partita e il punto in cui è oggi? Con questo secondo criterio, il piano che LUMSA ha già approvato autorizza pienamente questa lettura.
Una parola che ci è arrivata dalla prima conversazione è "umiltà". Dietro quella parola vediamo quattro territori operativi, qui riletti attraverso la conversazione del 23 luglio e l'apertura di Palermo.
Un registro misurato e anti-retorico in LUMSA esiste già, in luoghi precisi: il Bilancio di Sostenibilità sceglie la trasparenza anche dove sarebbe facile non farlo (raro nel genere). La pagina dei valori dice "ogni studente conta, con la sua storia e la sua unicità"; nei canali non abbiamo trovato claim e approccio "pubblicitario".
Il valore agito è documentato — la Scuola EIS coordina il rinnovamento del Patto Educativo Globale, 305 studenti fragili seguiti dal Servizio di Inclusione, il progetto cui LUMSA partecipa per formare e qualificare 214 donne, la radice del 1939: un'università nata per le donne (oggi il 71% degli iscritti è studentessa). La conversazione ha fatto emergere prove che non avevamo trovato: LUMSA Art Factory, e il progetto che compensa la CO2 delle campagne pubblicitarie piantando ulivi e creando lavoro per chi ne ha bisogno. Nei canali, su 30 notizie recenti una sola ha per protagonista una persona: il racconto per storie richiede una rinnovata riflessione.
Quando LUMSA si valorizza, lascia parlare i terzi — ed è un meccanismo coerente con l'identità. Ma i terzi che oggi parlano sono certificatori (Censis, AlmaLaurea, ANVUR): misurano, non raccontano. Il caso Palermo è esemplare: la parola "restituire" l'hanno usata l'assessore regionale e la stampa locale; nei documenti dell'ateneo che abbiamo letto compare invece "rifunzionalizzazione". Un narratore terzo, intanto, esiste già in casa: il canale TikTok nato dal laboratorio di comunicazione, gestito dagli studenti, autonomi nella linea editoriale.
È il punto dove le aree si agganciano al Piano triennale di sviluppo: gli alumni come voce dell'ateneo. Non testimonial da copertina: persone la cui traiettoria — la distanza percorsa — è essa stessa la prova del valore. La rosa è più ricca di quanto immaginassimo: alumni celebri (amministratori delegati, volti del giornalismo) e alumni "in servizio", insegnanti in contesti difficili, manager che tornano alle aziende di famiglia.
A corredo della lettura, tre evidenze dalle nostre analisi sul contesto universitario italiano (in appendice gli approfondimenti):
A parità di titoli di studio, esistono cinque segmenti di università in Italia: statali (79% degli iscritti), statali speciali, non statali tradizionali (~21 atenei tra cui Bocconi, Cattolica, LUISS e LUMSA), telematiche (15% e in crescita, spesso fondi di investimento dietro), ibride. Fuori mappa le pontificie: titoli di altro ordinamento. LUMSA è cattolica ma con titoli pienamente italiani.
Confindustria dietro LUISS parla di leadership; i fondi dietro le telematiche parlano di accessibilità e volume. LUMSA vive per l'84% delle rette di famiglie che la scelgono, ed è nata per una missione di servizio: una coerenza rara, che rende l'attrattività un asset strategico. (Il primato Censis 2026/27 resta una prova di serietà, che dà forza al racconto quando lo sostiene da vicino.)
Iscritti totali in Italia al massimo storico (+2M) ma immatricolazioni in calo per la prima volta dal Covid (-3%); le telematiche crescono a volume. Ciò che una telematica non può replicare (relazione, comunità, vite accompagnate) è esattamente il capitale oggi non raccontato. L'inaugurazione progressiva a Palermo offre la data di inizio naturale.
I punti da aprire adesso: i primi cantieri del percorso.
Indagare i confini dello stile "umile". LUMSA non si racconta per storie e per claim, e il registro misurato è una scelta: l'apertura del nuovo Campus è l'occasione per esplorare nuovi confini, rispettosi della volontà di conservare un tono misurato.
Misurare la percezione. Come famiglie e studenti distinguono LUMSA dalla Cattolica e dalle pontificie è una domanda ancora aperta: va verificata con dati, dentro l'audit.
Agganciare il nuovo ciclo di pianificazione. Il nuovo ciclo offre l'occasione naturale per aggiornare la linea di comunicazione insieme al racconto di Palermo, con le funzioni che la presidiano.
Obiettivo, aree di lavoro, il servizio come finalità, Palermo come momento zero: il brief c'è. Le pagine che seguono lo trasformano in un percorso.
Attorno a LUMSA esiste un patrimonio di iniziative che creano impatto reale: l'Art Factory, gli ulivi che compensano le campagne, gli insegnanti nei contesti difficili. Quasi nulla di tutto questo oggi diventa racconto. E la narrazione ordinaria dell'ateneo, per come la osserviamo, ha un perimetro che funziona: un registro sobrio, identitario, che questo lavoro rispetta. Dai canali si vede che LUMSA sa già dare vita a formati con una propria identità editoriale: il canale TikTok nato dal laboratorio di comunicazione, gestito dagli studenti, lo dimostra.
Le storie di cui parliamo non sono di LUMSA: sono delle persone che le hanno vissute e dei luoghi in cui sono accadute. L'ateneo le ha rese possibili, che è un ruolo diverso dall'esserne protagonista. L'idea è dare vita a uno spazio editoriale con un nome proprio e canali propri, promosso da LUMSA, non intestato a LUMSA, con una firma dichiarata e sobria. Non è un modo per dire meno di sé, ma un modo per dire il vero: qui l'umiltà non è rinuncia comunicativa, è precisione. Il primo capitolo si scrive da sé, ed è Palermo: non l'inaugurazione di un campus, ma il racconto di che cosa accade a un quartiere e alle persone di una città quando qualcuno decide di credere, investire e costruire un impatto su quel luogo.
Dentro il progetto, LUMSA non parla mai in prima persona: parla chi ha vissuto, chi ha visto, chi ha ospitato. L'ateneo compare dove compare un promotore, senza aggettivi.
Non tutte le storie entrano: entrano quelle in cui qualcuno ha coperto una distanza. È il criterio che il Piano triennale già autorizza, e che tiene il progetto dalla parte dei casi di valore da cui tutti possono imparare, prima che delle vetrine dell'ateneo.
Se ne può aprire una alla volta, se ne possono ideare infinite.
Un archivio. Documentare ciò che accade mentre accade: le aperture, il quartiere, le persone. La forma meno esposta, e la più urgente.
Un racconto pubblicato. Storie, ritratti, formati brevi, sul web e non solo.
Un luogo con un palinsesto. Biblioteca e aula magna sono pubbliche per convenzione con il Comune: ospitare la città è la forma più naturale della regola sulla voce.
Dei narratori terzi. Giornalisti, istituzioni, comunità: il progetto dà loro qualcosa a cui appoggiarsi.
Delle testimonianze. Gli alumni, secondo il criterio della distanza percorsa.
Un premio. Assegnato a qualcuno che con LUMSA non c'entra: chi premia loda gli altri, e non può vantarsi.
Un incontro pubblico. Non un convegno d'ateneo, ma un appuntamento in cui la città parla dentro gli spazi che ha in uso.
Un'alleanza. Con un editore, una testata, un festival: il marchio forte in copertina è il loro.
Analisi della comunicazione dell'Ateneo (canali, contenuti, registro) letta accanto all'ambizione: mettere al centro l'impatto sociale e territoriale con un registro misurato. Ne deriva il Piano di Comunicazione Strategica pluriennale: posizionamento narrativo, priorità, pubblici, con l'apertura del campus di Palermo come momento zero.
La grammatica che rende il piano applicabile da chiunque comunichi per l'Ateneo: tono di voce, architettura dei messaggi chiave, policy editoriali per canale e pubblico, costruite insieme alle funzioni che presidiano i canali. Pronta per la stagione delle inaugurazioni.
Affiancamento nella gestione di campagne e di esigenze specifiche, a partire dal racconto delle aperture del campus di Palermo, con il team multidisciplinare Coesiva.
A seguito di un primo percorso, al contempo strategico e operativo, si valuterà modalità e approccio per un affiancamento più continuativo e stabile nel tempo — in ogni caso adeguandosi al fabbisogno reale dell'Ateneo.
Lavoriamo da anni accanto a organizzazioni articolate, con più funzioni, territori e livelli decisionali.














Il dettaglio della pre-analisi, con le fonti citate.
Da leggere con calma.
| Segmento | Quanti | Iscritti | Chi li finanzia, tendenzialmente | Esempi |
|---|---|---|---|---|
| Statali | 61 atenei | 1,61 mln (78,6%) | Fondo di Finanziamento Ordinario statale (9,4 miliardi €/anno) + tasse calmierate per legge (≤20% del fondo ricevuto) | Sapienza, Bologna |
| Statali a ordinamento speciale | 9 istituti | poche migliaia | Fondo statale dedicato + fondi di ricerca; allievi per concorso, quasi a costo zero | Normale, Sant'Anna |
| Non statali "tradizionali" | ~21 atenei | 130 mila (6,4%) | Rette + ente fondatore alle spalle + contributo statale (78 milioni €/anno per l'intero segmento) | Bocconi, Cattolica, LUISS — e LUMSA |
| Telematiche | 11 atenei | 308 mila (15%) | Rette a volume + capitale dei gruppi proprietari, in più casi fondi di investimento | Pegaso, eCampus |
| Ibride | 3 | — | Province e Regioni autonome | Bolzano, Trento |